Ecografia dei reni nei bambini: quando serve dopo un'infezione urinaria
Dopo la prima infezione urinaria febbrile si guardano i reni. Non per curare quella infezione, che è già passata: per capire se c'è qualcosa sotto che la farà tornare.
Un'infezione urinaria in un bambino piccolo è due cose insieme: un episodio da curare e una domanda da porsi. La domanda è perché è successo — perché in un bambino di otto mesi i batteri non salgono in vescica per caso come in una donna adulta, e in una parte dei casi c'è una via urinaria fatta in modo diverso che li ha aiutati a salire.
L'ecografia serve a rispondere a quella domanda. Non cura l'infezione, che a quel punto è già trattata: serve a decidere se quel bambino ha bisogno di essere seguito o se può essere lasciato in pace.
Come si riconosce un'infezione urinaria in un bambino piccolo?
Questo è il passaggio in cui si perde più tempo, perché sotto i due anni l'infezione urinaria non dà nessuno dei sintomi che uno si aspetta. Non c'è il bruciore, non c'è il bisogno continuo: un lattante non lo sa dire.
Quello che si vede è una febbre alta senza una causa evidente. Niente tosse, niente raffreddore, niente gola arrossata, niente eruzione — e la febbre sale lo stesso, magari con vomito, inappetenza, irritabilità, o semplicemente un bambino che non è lui. Nei più piccoli può esserci scarsa crescita di peso o un ittero che dura più del previsto.
La regola pratica: davanti a una febbre senza causa in un bambino sotto i due-tre anni, le vie urinarie vanno sempre pensate. Non è la diagnosi più probabile, ma è quella che costa di più se si manca.
Nei bambini più grandi tornano i sintomi classici: bruciore, urgenza, pipì frequente e poca, dolore al fianco, e a volte il ricomparire di perdite di giorno o della pipì a letto in un bambino che era ormai asciutto.
Come si raccoglie correttamente l'urina di un bambino?
Prima dell'ecografia viene l'urinocoltura, e qui c'è un problema tecnico che manda all'aria molte diagnosi.
Il sacchettino adesivo applicato sui genitali è comodo ma si contamina quasi sempre: raccoglie i batteri della pelle insieme all'urina. Un sacchettino negativo è affidabile e serve a escludere; un sacchettino positivo non basta a fare diagnosi, va confermato con un metodo pulito prima di impostare una terapia lunga.
I metodi affidabili sono il mitto intermedio nel bambino che controlla la minzione (si scarta il primo getto e si raccoglie quello di mezzo, dopo aver deterso), e nei lattanti il cateterismo estemporaneo o la stimolazione sovrapubica in ambiente adeguato. Non è pignoleria: da quel risultato dipende se un bambino verrà sottoposto ad altri esami o no.
Quando si fa l'ecografia dei reni dopo un'infezione urinaria?
L'orientamento condiviso oggi è di eseguire l'ecografia dell'apparato urinario dopo la prima infezione urinaria febbrile nel bambino piccolo, indicativamente sotto i due-tre anni di età, e in ogni caso quando:
- l'infezione è stata febbrile, cioè ha coinvolto il rene e non solo la vescica;
- ci sono state infezioni ripetute, a qualunque età;
- il germe isolato non è l'Escherichia coli — un germe insolito fa sospettare più spesso un'anomalia;
- il bambino ha risposto male alla terapia nelle prime 48-72 ore;
- c'era già una dilatazione nota in epoca prenatale;
- il getto urinario nel maschio è debole, o la vescica non si svuota bene;
- ci sono precedenti familiari di malformazioni delle vie urinarie.
Nella cistite semplice senza febbre di una bambina in età scolare, invece, l'ecografia di routine dopo il primo episodio non è necessaria.
Cosa vede l'ecografia dei reni e delle vie urinarie?
Vede, con precisione e senza radiazioni:
- dimensioni e forma dei reni, e se sono due e al loro posto (esiste il rene unico, il rene a ferro di cavallo, il rene ectopico);
- lo spessore della corticale e l'aspetto del parenchima, cioè se il tessuto renale è integro o se ci sono aree cicatriziali di un danno precedente;
- la dilatazione della pelvi renale e degli ureteri, misurata in millimetri, che è il segnale indiretto di un ostacolo o di un reflusso importante;
- il doppio distretto, cioè un rene con due sistemi di raccolta, frequente e spesso innocuo ma a volte associato a reflusso;
- calcoli e microlitiasi;
- la vescica: spessore della parete (una parete ispessita indica che la vescica lavora contro un ostacolo o è iperattiva) e soprattutto il residuo post-minzionale, cioè quanta urina resta dentro dopo che il bambino ha fatto pipì.
Quello che l'ecografia non vede è il reflusso vescico-ureterale, cioè l'urina che risale dalla vescica verso il rene durante la minzione. È il punto più frainteso di tutto l'argomento. Un'ecografia normale non esclude un reflusso. Il reflusso si vede solo con una cistouretrografia minzionale, che è un esame con contrasto e raggi, e proprio per questo non si fa a tutti: si riserva ai bambini con ecografia alterata, con infezioni febbrili ripetute, o con quadri particolari. L'ecografia serve anche a decidere chi *non* deve farla.
Che rapporto c'è fra stitichezza e infezioni urinarie?
C'è una causa di infezioni urinarie ricorrenti che non è una malformazione, non richiede chirurgia, e si risolve completamente: la stitichezza cronica.
Un retto costantemente pieno di feci sta appoggiato alla vescica, la comprime, le impedisce di svuotarsi bene e lascia dentro un residuo di urina che diventa un terreno di coltura. Il bambino trattiene anche la pipì perché ha imparato a trattenere in generale, e il circolo si chiude. Si chiama disfunzione vescico-intestinale ed è una delle cause più frequenti di infezioni ripetute nel bambino in età scolare.
L'ecografia lo mostra: si vede l'ampolla rettale distesa e si misura il residuo dopo la minzione. È la ragione per cui davanti a infezioni urinarie ricorrenti la prima domanda spesso non riguarda i reni ma l'intestino, e il primo trattamento è curare la stitichezza e reimpostare le abitudini della minzione — bere di più, fare pipì ogni tre ore senza aspettare, sedersi bene e senza fretta, con i piedi appoggiati.
Come si svolge l'ecografia dei reni in un bambino?
Il bambino sta sdraiato, si mette del gel tiepido sulla pancia e sui fianchi, e la sonda scorre sulla pelle. Non fa male, non punge, non c'è nessuna radiazione, e si può stare in braccio o guardare un cartone.
Serve una cosa sola: la vescica piena, perché una vescica vuota non si valuta e nasconde gli ureteri. Nel bambino grande si chiede di bere e non fare pipì nell'ora prima. Nel lattante ci si regola sulla poppata. Alla fine si fa fare pipì e si ripete una scansione rapida per misurare il residuo: quei due minuti in più sono spesso la parte più informativa dell'esame.
Durata: quindici-venti minuti, referto immediato.
Cosa succede dopo
Nella maggior parte dei casi l'ecografia è normale, e questo è già un risultato: significa che l'infezione è stata un episodio e non il sintomo di qualcosa. Il bambino non fa altri esami, e ci si concentra sulle abitudini — liquidi, minzioni regolari, intestino.
Se invece si trova una dilatazione, un'asimmetria fra i due reni, una parete vescicale ispessita o un residuo importante, si prosegue: a seconda del quadro con una cistografia, una scintigrafia renale, o l'invio al nefrologo pediatra. E in quel caso l'ecografia ha fatto esattamente il lavoro per cui era stata richiesta.
Dove si fa
Nello studio di Caivano l'ecografia dell'apparato urinario si esegue in sede, con lettura immediata da parte dello stesso pediatra che ha visitato il bambino — che è il motivo per cui l'esame risponde a una domanda clinica precisa invece di produrre un elenco di misure. Comprende la valutazione della vescica e del residuo post-minzionale.
È una prestazione in regime privato, senza vincoli di residenza o di ASL: il costo si comunica al telefono al momento della prenotazione — 081 832 1910, oppure un messaggio WhatsApp al 347 628 9789.
Avvertenza — Questo articolo ha scopo esclusivamente informativo e divulgativo. Non sostituisce in alcun modo la visita medica, la diagnosi o il parere del pediatra. Per qualsiasi dubbio sulla salute del tuo bambino, consulta sempre il tuo medico di riferimento.
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