Convulsioni febbrili: cosa fare nei primi minuti e perché quasi sempre non è epilessia
Sono la cosa più spaventosa che possa capitare a un genitore, e quasi sempre la meno grave di quelle che sembrano gravi. Cosa fare mentre accade, cosa non fare mai, quando chiamare il 118 — e perché abbassare la febbre non le previene.
Chi le ha viste una volta le descrive tutte allo stesso modo: il bambino diventa rigido, gli occhi girano verso l'alto, non risponde, le braccia e le gambe scattano a ritmo, a volte le labbra si scuriscono. Dura uno o due minuti che sembrano venti. Poi si ferma, il bambino è molle e stordito, e i genitori sono convinti di averlo perso.
Le convulsioni febbrili riguardano circa tre-quattro bambini su cento fra i sei mesi e i cinque anni. Sono l'evento neurologico più comune dell'età pediatrica, e sono, nella stragrande maggioranza dei casi, benigne: non lasciano danni, non compromettono l'intelligenza, non sono epilessia.
Questo articolo esiste perché la differenza fra un episodio gestito bene e uno gestito male non sta nella medicina — sta nei tre minuti in cui l'unica persona presente è un genitore terrorizzato.
Cosa fare durante una convulsione febbrile?
Guardare l'orologio. È la prima cosa, e sembra la più fredda. La durata è l'unica informazione che deciderà tutto quello che viene dopo, e senza un riferimento sul quadrante tre minuti si ricordano sempre come dieci.
Mettere il bambino su un fianco, su una superficie piana e sgombra, la testa leggermente reclinata. La posizione laterale di sicurezza serve a far uscire la saliva e l'eventuale vomito invece di farlo andare in gola.
Togliere gli oggetti intorno, allentare i vestiti stretti, mettere qualcosa di morbido sotto la testa.
Restare a guardare. È l'unica cosa che serve fare, ed è la più difficile. Se si riesce, si guarda *come* si muove: tutto il corpo o un lato solo, gli occhi da che parte sono girati. Sono le informazioni che il medico chiederà. Un video con il telefono, se c'è un secondo adulto, vale più di qualunque descrizione.
Quando finisce, il bambino resta confuso, sonnolento, a volte piange o non riconosce subito chi ha davanti. È la fase post-critica, dura da qualche minuto a un'ora, ed è normale. Lo si lascia riposare su un fianco.
Cosa non bisogna mai fare durante una convulsione febbrile?
Non mettere niente in bocca. Non le dita, non un cucchiaio, non un fazzoletto. La lingua non si può inghiottire — è ancorata al pavimento della bocca, è anatomicamente impossibile. Quello che si ottiene infilando qualcosa fra i denti serrati sono denti rotti, ferite, e dita morse. È la convinzione popolare più diffusa e più dannosa che esista in materia.
Non tentare di bloccare i movimenti. Trattenere le braccia non accorcia la crisi di un secondo e può procurare lesioni.
Non scuotere il bambino, non schiaffeggiarlo, non gridargli di svegliarsi. Durante la crisi non sente.
Non metterlo in acqua fredda e non fargli la doccia. Non ferma la crisi, e può causare un brusco spasmo vascolare.
Non dare niente da bere o da mangiare finché non è completamente sveglio e reattivo, nemmeno l'antipiretico.
Quando chiamare il 118 per una convulsione febbrile?
Subito, senza aspettare, se:
- la crisi dura più di cinque minuti;
- si ripete una seconda volta nello stesso episodio febbrile, o entro le 24 ore;
- interessa solo un lato del corpo, o comincia da una parte;
- il bambino fatica a respirare, resta cianotico, o non riprende conoscenza entro qualche minuto dalla fine;
- ha meno di dodici mesi;
- il bambino appare molto compromesso: non consolabile, marezzato, con macchie sulla pelle che non scompaiono premendo, con la nuca rigida — sono i segni che spostano la domanda dalla convulsione febbrile alla meningite;
- è la prima volta e non si è mai parlato di questa eventualità con il pediatra.
Cinque minuti è la soglia oltre la quale una crisi tende a non fermarsi da sola e serve un farmaco. Sotto i cinque minuti, in un bambino che si riprende bene, con la febbre e senza segni di allarme, la cosa giusta è chiamare il pediatra in giornata — non necessariamente correre al pronto soccorso.
Che differenza c'è fra convulsione febbrile semplice e complessa?
Non tutte le convulsioni febbrili sono uguali, e la differenza cambia il seguito.
Semplici (il 70-80% dei casi): generalizzate — cioè coinvolgono tutto il corpo in modo simmetrico — durano meno di 15 minuti, e non si ripetono nelle 24 ore. Non richiedono di norma esami: né TAC, né elettroencefalogramma, né risonanza. Sembra poco, e invece è il risultato di studi su decine di migliaia di bambini: in una crisi semplice quegli esami non trovano nulla, e l'EEG fatto nei giorni immediatamente successivi può mostrare alterazioni transitorie che non significano niente ma generano mesi di ansia.
Complesse: durano più di 15 minuti, oppure sono focali — un lato solo, la deviazione degli occhi da una parte — oppure si ripetono entro 24 ore. Queste sì richiedono un approfondimento, che il neuropediatra imposterà caso per caso.
La domanda che il medico si pone in pronto soccorso, comunque, non è quasi mai sulla convulsione: è da dove viene la febbre. Una convulsione febbrile è un sintomo di come quel cervello immaturo reagisce alla temperatura, non una malattia in sé; il lavoro clinico è escludere che la febbre venga da un'infezione del sistema nervoso.
Dare l'antipiretico previene le convulsioni febbrili?
Questa è la parte che i genitori accettano peggio, e capisco perfettamente perché.
Molti studi controllati hanno confrontato la somministrazione sistematica di paracetamolo o ibuprofene, anche a orario fisso durante l'episodio febbrile, con il trattamento della sola febbre alta. Il numero di convulsioni non cambia.
Il motivo è che il fattore scatenante non sembra essere il valore assoluto della temperatura, ma la rapidità con cui sale — e la salita spesso avviene prima che qualcuno si accorga della febbre. Molte convulsioni febbrili sono, letteralmente, il primo segno della febbre: il bambino non aveva ancora niente.
Da questo discende una conseguenza pratica importante: non bisogna imbottire di antipiretici un bambino con precedenti convulsioni febbrili, e non bisogna svegliarlo di notte per controllare la temperatura. L'antipiretico si dà per il motivo per cui lo si dà a tutti gli altri bambini — perché stia meglio — non come scudo.
Una convulsione febbrile può diventare epilessia?
Recidiva. Circa un bambino su tre avrà almeno un altro episodio. Il rischio è più alto se il primo episodio è avvenuto prima dei 18 mesi, se la convulsione è comparsa con febbre non altissima, se è comparsa entro la prima ora di febbre, o se c'è familiarità. Con nessuno di questi fattori il rischio scende sotto il 15%; con tre o quattro può superare il 60%. In ogni caso, la propensione si esaurisce con la crescita: dopo i cinque-sei anni scompare.
Epilessia. È la domanda vera, quella che nessuno fa a voce alta. Nella popolazione generale il rischio di sviluppare epilessia è circa dell'1%. Dopo una convulsione febbrile semplice è circa il 2% — praticamente lo stesso. Sale in presenza di convulsioni complesse, di un ritardo di sviluppo preesistente, o di familiarità per epilessia. Ma il messaggio di fondo regge: una convulsione febbrile semplice non è epilessia e nella grandissima maggioranza dei casi non ci diventa.
Non c'è, allo stato attuale, nessuna evidenza che le convulsioni febbrili semplici causino danni cerebrali, riducano le capacità cognitive o influiscano sul rendimento scolastico. I bambini che le hanno avute vanno a scuola come tutti gli altri.
Serve tenere in casa il diazepam rettale?
In alcuni casi il pediatra prescrive diazepam per via rettale (o midazolam per via orale/nasale) da tenere in casa, con l'indicazione di somministrarlo se la crisi supera i cinque minuti.
Non serve a tutti. Ha senso per i bambini con crisi prolungate, con recidive frequenti, o che vivono lontano da un pronto soccorso. Va prescritto con la dose scritta in base al peso e va spiegato di persona, perché un farmaco che non si sa usare nel momento del panico non serve a niente. Non si somministra a crisi finita: a quel punto non ha più senso e aumenta solo la sonnolenza.
Cosa dire a chi tiene il bambino
Nonni, baby-sitter, maestre. Se un bambino ha già avuto una convulsione febbrile, chi se ne occupa deve sapere tre cose e possibilmente averle su un foglio: su un fianco, niente in bocca, si guarda l'orologio. E il numero da chiamare.
È l'intervento più efficace di tutto l'articolo, e non costa nulla.
Quando parlarne con il pediatra
Dopo il primo episodio vale la pena una visita non urgente, a mente fredda, per ricostruire com'è andata, capire in quale categoria rientra, decidere se serve il farmaco d'emergenza e chiarire i dubbi che restano — perché restano sempre, e la memoria di quei due minuti non se ne va con una rassicurazione detta di corsa al pronto soccorso.
Lo studio di Caivano riceve su appuntamento: 081 832 1910, oppure un messaggio WhatsApp al 347 628 9789. Se la crisi è in corso, però, il numero è un altro: 118.
Avvertenza — Questo articolo ha scopo esclusivamente informativo e divulgativo. Non sostituisce in alcun modo la visita medica, la diagnosi o il parere del pediatra. Per qualsiasi dubbio sulla salute del tuo bambino, consulta sempre il tuo medico di riferimento.
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