Rinite allergica nei bambini: riconoscerla, curarla e perché non è «solo un raffreddore»
Naso chiuso per mesi, starnuti a raffica, occhi che prudono, e un bambino che dorme male e rende meno a scuola. La rinite allergica è la malattia cronica più frequente dell'infanzia — ed è anche l'anticamera dell'asma, se non la si tratta.
Un bambino con il naso chiuso da settembre a giugno viene descritto in famiglia come «uno che si raffredda spesso». Quasi sempre non è così: un raffreddore dura sette-dieci giorni e passa. Se il naso è chiuso per mesi, se gli starnuti arrivano a salve di cinque o sei, se il muco resta acquoso e trasparente invece di ispessirsi, non è una serie di infezioni. È una rinite allergica.
È la malattia cronica più diffusa dell'età pediatrica: interessa fra il 15% e il 25% dei bambini e degli adolescenti nei paesi occidentali, con una prevalenza in crescita da decenni. E per anni è stata trattata come un fastidio minore, il che è il motivo per cui vale la pena scriverne per esteso.
Come si riconosce la rinite allergica in un bambino?
I sintomi classici sono quattro, e di solito ce ne sono almeno tre insieme:
- starnuti in serie, non isolati;
- rinorrea acquosa, come acqua, chiara — mai giallo-verde per giorni;
- ostruzione nasale, spesso alternante fra una narice e l'altra;
- prurito nasale, e molto spesso anche del palato, della gola e delle orecchie.
A questi si aggiungono, nel bambino, alcuni segni che si vedono più che sentire raccontare:
- il saluto allergico: la mano che spinge la punta del naso verso l'alto, ripetuta centinaia di volte al giorno, che nel tempo lascia una piega trasversale sul dorso del naso;
- le occhiaie allergiche, alonate e violacee, da congestione venosa;
- la respirazione a bocca aperta, di giorno e di notte;
- il russamento e un sonno frammentato;
- occhi rossi che prudono e lacrimano — la congiuntivite allergica accompagna la rinite in più della metà dei casi;
- raschiamento continuo della gola e tosse secca serale, da gocciolamento retronasale.
Un dettaglio che orienta molto: la rinite allergica non dà febbre. Se c'è febbre, si sta guardando qualcos'altro (o qualcos'altro in più).
Qual è la differenza fra rinite allergica stagionale e perenne?
La distinzione classica fra rinite stagionale e perenne è utile per capire il calendario, anche se oggi si preferisce classificarla per durata e gravità.
Stagionale significa pollini, e in Campania i periodi principali sono:
- cipresso e cupressacee: gennaio-marzo;
- parietaria: praticamente da marzo a ottobre, con due picchi — è l'allergene più importante di tutta l'area mediterranea e la ragione per cui molti bambini del Sud hanno sintomi quasi tutto l'anno pur essendo "stagionali";
- graminacee: aprile-giugno, il picco classico;
- olivo: maggio-giugno;
- alternaria (una muffa): tarda estate e autunno, e merita attenzione perché è associata a forme di asma più severe.
Perenne significa quasi sempre acari della polvere, e più raramente epiteli di animali o muffe domestiche. Qui il calendario non aiuta, ma un indizio c'è: i sintomi da acaro sono peggiori al risveglio e peggiorano rifacendo il letto, passando l'aspirapolvere, entrando in una stanza chiusa da tempo.
Sapere quale delle due si ha in mano non è accademia: cambia la terapia, cambia la prevenzione ambientale, e cambia la scelta dell'eventuale immunoterapia.
Perché la rinite allergica va curata e non ignorata?
Tre ragioni, tutte concrete.
Il sonno. Un bambino con il naso chiuso non entra nelle fasi profonde del sonno con la stessa continuità. Il risultato quotidiano è stanchezza diurna, irritabilità, difficoltà di concentrazione — e non di rado un bambino etichettato come disattento o iperattivo a scuola sta semplicemente dormendo male da mesi. È uno degli errori diagnostici più comuni e più facilmente evitabili.
Il rendimento. Studi condotti su adolescenti in periodo d'esame hanno mostrato una riduzione misurabile delle prestazioni durante la stagione pollinica, peggiorata dagli antistaminici di vecchia generazione che davano sonnolenza.
L'asma. È il punto vero. Naso e bronchi sono un'unica via aerea, e la rinite allergica non trattata è il principale fattore di rischio per lo sviluppo di asma: la cosiddetta *marcia atopica* — dermatite atopica nel lattante, allergia alimentare, poi rinite, poi asma. Fra il 20% e il 40% dei bambini con rinite allergica sviluppa asma, e circa l'80% degli asmatici ha una rinite. Trattare bene il naso migliora il controllo dell'asma; ignorarlo lo peggiora.
Da qui una regola pratica: in ogni bambino con rinite allergica va cercata l'asma, con le domande giuste (tosse notturna, respiro corto correndo, fischi) e, dai cinque-sei anni, con la spirometria. Non si aspetta che l'asma si presenti da sola.
Come si diagnostica la rinite allergica nei bambini?
La diagnosi è clinica: la fa il racconto, e la conferma la visita — mucosa nasale pallida e gonfia, secrezione chiara, spesso ipertrofia dei turbinati.
I test servono a identificare a cosa, non a stabilire *se*. Il prick test è il primo passo: venti minuti, nessun prelievo, risultato in ambulatorio. Le IgE specifiche nel sangue sono un'alternativa quando la pelle non è utilizzabile.
E qui vale la regola che governa tutta l'allergologia: si testa ciò che la storia ha già messo sotto accusa, e un test positivo conta solo se coincide con i sintomi. Una positività agli acari in un bambino che sta male solo a maggio non spiega niente.
Nei casi in cui il quadro non torna — ostruzione sempre da un solo lato, secrezione con sangue, russamento importante — va escluso il resto: ipertrofia adenoidea, deviazione del setto, poliposi, corpo estraneo nel bambino piccolo.
Come si cura la rinite allergica nei bambini?
L'ambiente, per quello che può. Per gli acari: coprimaterasso e copricuscino antiacaro, lavaggi a 60°, via i peluche dal letto (o in freezer una notte a settimana), niente moquette, umidità sotto il 50%. Sono misure che aiutano ma non risolvono da sole, ed è giusto dirlo. Per i pollini: finestre chiuse nelle ore centrali delle giornate ventose, doccia e cambio d'abito rientrando, occhiali da sole, evitare di stendere il bucato all'aperto nei picchi.
I lavaggi nasali con soluzione fisiologica o ipertonica. Semplici, senza effetti collaterali, sottovalutati. Rimuovono meccanicamente pollini e muco e riducono la quantità di farmaco necessaria. Vanno fatti prima dello spray, non dopo.
Gli antistaminici di seconda generazione per bocca (cetirizina, loratadina, desloratadina, bilastina, rupatadina): efficaci su starnuti, prurito e rinorrea, poco o nulla sull'ostruzione. Non danno sonnolenza rilevante e si possono usare a lungo. Da evitare i vecchi antistaminici sedativi.
I corticosteroidi nasali (mometasone, fluticasone, budesonide): sono il farmaco più efficace nella rinite allergica persistente, e l'unico che agisce bene anche sul naso chiuso. Vanno usati tutti i giorni per settimane, non al bisogno: l'effetto pieno arriva dopo cinque-sette giorni, quindi chi li prova per due giorni conclude che non funzionano e smette.
Sulla preoccupazione che accompagna sempre la parola cortisone: alle dosi pediatriche e con le molecole moderne l'assorbimento sistemico è minimo, e gli studi di lunga durata non hanno mostrato un effetto clinicamente rilevante sulla crescita staturale. Il rischio reale di un bambino con rinite non trattata è più alto del rischio dello spray. Va insegnata la tecnica giusta — spruzzare verso l'esterno, verso l'occhio dello stesso lato, non verso il setto — perché altrimenti si ottengono epistassi e nessun beneficio.
Quello che va evitato: gli spray decongestionanti (vasocostrittori) oltre i tre-cinque giorni, perché generano rinite medicamentosa, cioè un naso che si richiude appena si sospende; e i cortisonici per bocca, che nella rinite non complicata non hanno indicazione.
Il vaccino per l'allergia funziona nei bambini?
Tutto quello sopra tratta i sintomi. L'immunoterapia specifica — sublinguale, in gocce o compresse che si sciolgono sotto la lingua — è l'unico trattamento che agisce sul meccanismo, rieducando la risposta immunitaria all'allergene.
Nel bambino ha tre ragioni per essere presa in considerazione seriamente:
- riduce i sintomi e il consumo di farmaci in modo che persiste per anni dopo la sospensione;
- riduce il rischio di sviluppare asma in chi ha solo rinite;
- riduce il rischio di acquisire nuove sensibilizzazioni.
Si fa a casa, quotidianamente, per tre-cinque anni — la durata è ciò che rende l'effetto duraturo, e le sospensioni precoci sono la causa più comune di fallimento. È indicata in genere sopra i cinque anni, in bambini con sensibilizzazione dimostrata e coerente con i sintomi, e con pochi allergeni in causa: funziona molto meglio nel bambino monosensibilizzato che in quello sensibilizzato a otto cose.
Sublinguale, oggi, quasi sempre: efficacia paragonabile a quella iniettiva e profilo di sicurezza migliore.
Quando portare un bambino dall'allergologo?
Vale la pena farlo se il bambino ha il naso chiuso per più di qualche settimana all'anno, se russa quasi tutte le notti, se ha «raffreddori» che tornano sempre nello stesso periodo, se ha occhi rossi ricorrenti, se ha tosse notturna o affanno correndo, o se ha già una dermatite atopica e ora si è aggiunto il naso.
Nello studio di Caivano la visita allergologica comprende, quando indicato, i test cutanei con lettura immediata e la spirometria dai cinque-sei anni, nella stessa seduta: si esce con il quadro completo e con la terapia impostata, senza un secondo appuntamento a settimane di distanza.
È una prestazione privata, senza vincoli di residenza o di ASL: il costo dipende dal numero di allergeni testati e dall'eventuale spirometria, e si comunica al telefono al momento della prenotazione — 081 832 1910, oppure un messaggio WhatsApp al 347 628 9789.
Avvertenza — Questo articolo ha scopo esclusivamente informativo e divulgativo. Non sostituisce in alcun modo la visita medica, la diagnosi o il parere del pediatra. Per qualsiasi dubbio sulla salute del tuo bambino, consulta sempre il tuo medico di riferimento.
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